07.12.2023

Comunicato del Consiglio Direttivo del 6 Dicembre 2023

Il moltiplicarsi di commenti e considerazioni da parte di politici, opinionisti più o meno referenziati, giornalisti più o meno schierati, leoni da tastiera e quant’altro in merito alla sentenza emessa dalla Corte d’Assise di Asti nel noto processo al gioielliere di Grinzane Cavour, senza conoscerne le motivazioni, ripropone ancora una volta il tema della strumentalizzazione, a vario titolo, delle decisioni giudiziarie, in un agone divisivo e rumoroso che poco ha a che fare con il diritto e i diritti.

Se è certamente vero che è legittimo commentare una sentenza, è però altrettanto vero che appare quantomeno inopportuno, quando non scriteriato, proporre valutazioni e presunte riflessioni che non tengono conto dei principi e delle regole del diritto – in questo caso quelle che presiedono all’istituto della legittima difesa – al solo fine di ricercare o confermare consensi, esponendo altresì a un incontrollabile attacco mediatico i soggetti processuali.

La sgrammaticatura istituzionale appare ancor più evidente se si considera, poi, che tali commenti provengono anche da chi riveste incarichi governativi, alimentando la continua e indebita sovrapposizione tra poteri e ordini dello Stato.

Quando poi una vicenda tanto delicata viene ad essere l’occasione per proporre ricostruzioni – anche giuridiche – che sottendono un’idea di Società nella quale l’istituto della legittima difesa possa trovare dilatazioni smisurate e del tutto incuranti del bilanciamento con il bene della vita umana, si avverte, allora, un ulteriore pericolo. La sbandierata legittimazione dell’uso delle armi rischia, infatti, di creare nell’opinione pubblica meno attenta e riflessiva la convinzione che le stesse possano essere utilizzate sempre e comunque, ponendo in crisi quelle che sono, oggi, le regole del vivere civile o soltanto offrendone una rappresentazione incoerente con il diritto esistente. 

Con amarezza, dunque, ma senza rassegnarsi al pressapochismo, anche culturale, al quale si assiste in questi giorni, invero senza sorprese, la Camera Penale “Vittorio Chiusano” auspica che tutti coloro che, a vario titolo, intendano assumere un ruolo nel nostro contesto sociale offrano riflessioni che, non volendosi evidentemente fondare sulla conoscenza del diritto vigente, quantomeno non ne calpestino i presupposti in modo irresponsabile, rischiando altresì di delegittimare il sistema Giustizia.

Torino, 6 dicembre 2023

 

Il Consiglio Direttivo e la Sezione Distaccata di Asti 

della Camera Penale “Vittorio Chiusano”